Il primo Vertice spaziale internazionale si è aperto il 9 settembre al Grand Palais di Parigi, sotto una volta di vetro e ferro originariamente costruita per l’Esposizione Universale del 1900. Il presidente francese Emmanuel Macron ha riunito quasi 90 Paesi, circa 2.000 delegati e oltre 1.100 aziende per discutere di economia spaziale, esplorazione e sicurezza. La Germania ha co-organizzato l’evento, sebbene il cancelliere Friedrich Merz non abbia partecipato.
L’incontro è stato concepito come una vetrina politica e industriale informale, piuttosto che come una conferenza finalizzata alla conclusione di trattati. L’agenda era strutturata attorno a tre temi: la cooperazione nell’economia spaziale globale, la scienza e l’esplorazione internazionale e la sicurezza attraverso il dialogo e i partenariati. Macron ha presentato l’evento come una dimostrazione del fatto che l’Europa intende essere un “pilota”, piuttosto che un passeggero, nello spazio.
Tensioni transatlantiche e assenze significative
La storia diplomatica più evidente è stata quella di chi non ha partecipato. SpaceX, Blue Origin, Stoke Space e Starcloud hanno annullato la loro partecipazione nei giorni precedenti al vertice. I funzionari francesi hanno affermato che era “difficile non collegare” i ritiri alle notizie secondo cui l’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca avrebbe scoraggiato le aziende statunitensi dal partecipare, sostenendo che la loro presenza avrebbe potuto essere interpretata come un sostegno tacito alle posizioni politiche europee e accusando la Francia di pratiche anticoncorrenziali.
Politico e Reuters hanno documentato la campagna di pressione. L’amministrazione Trump ha posto l’accento sulla supremazia spaziale americana; parallelamente, l’Europa ha promosso vettori di lancio indipendenti e la costellazione di comunicazioni sicure IRIS2 come alternative a Starlink. Alcune aziende statunitensi hanno comunque inviato dei rappresentanti e gli organizzatori hanno sottolineato che è prevista una presenza americana più consistente alla World Space Business Week, in programma più avanti a settembre. Anche i leader tedeschi e italiani hanno disertato l’evento, riflettendo le differenze interne all’Europa riguardo a quanto strettamente legarsi ai fornitori commerciali statunitensi.
Thomas Pesquet, inviato speciale di Macron e astronauta dell’ESA, ha dichiarato alla televisione francese che “lo spazio è influenzato dagli sconvolgimenti della geopolitica”. Le assenze hanno messo in evidenza proprio il dibattito sull’autonomia che il vertice intendeva promuovere.
Una navetta europea al centro della scena
Tra i sistemi presentati al pubblico c’era Vortex, uno spazioplano riutilizzabile guidato da Dassault Aviation insieme al partner tedesco OHB e al fornitore spagnolo di propulsione Arkadia Space. Il veicolo, dalla struttura affusolata, è progettato per essere trasportato da un Ariane 6 fino all’orbita terrestre bassa, per poi svolgere missioni di rifornimento delle stazioni spaziali, dispiegamento di piccoli satelliti, esperimenti in microgravità e rientri su pista che ne consentano un rapido riutilizzo. Una versione cargo (Vortex-S) è stata proposta all’ESA, mentre una variante con equipaggio è allo studio. Un dimostratore in scala ridotta a un terzo delle dimensioni reali dovrebbe effettuare il primo volo nel 2028.
Macron ha posato accanto a un modello del veicolo. I funzionari lo hanno presentato come una sorta di “coltellino svizzero” che permetterebbe all’Europa di smettere di noleggiare capsule americane o russe per le normali attività orbitali. L’amministratore delegato di Dassault, Éric Trappier, e i partner hanno descritto Vortex sia come una piattaforma commerciale sia come un sistema a duplice uso, civile e militare. Il progetto si inserisce accanto ad altri programmi europei volti a recuperare una capacità autonoma di volo umano nello spazio, dopo decenni di dipendenza dai partner internazionali.
Voli con equipaggio e contratti industriali
Macron ha utilizzato la cerimonia di apertura per annunciare che tre astronauti dell’Unione europea voleranno insieme per la prima volta. Thomas Pesquet sarà il comandante di una missione privata di Vast, prevista per il 2027, diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale, insieme al pilota ceco Aleš Svoboda e all’astronauta greco Adrianos Golemis. Il volo utilizzerà comunque una capsula SpaceX Dragon, evidenziando il divario tra le ambizioni politiche e le capacità tecnologiche attualmente disponibili. Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha presentato Golemis sul palco come il primo astronauta della Grecia.
Sul fronte commerciale, gli organizzatori hanno conteggiato oltre 50 progetti per un valore di circa 5 miliardi di euro in nuovi contratti e investimenti, ai quali si aggiunge la concessione da 15,7 miliardi di euro per IRIS2, già assegnata dalla Commissione europea.
Tra gli accordi principali annunciati durante il vertice figura quello con Amazon Leo, che aggiungerà sei lanci con Ariane 64, portando così a 24 il numero complessivo dei voli commissionati ad Arianespace fino al 2031 dalla Guyana francese. Eutelsat, invece, ha ordinato ad Airbus Defence and Space fino a 229 ulteriori satelliti OneWeb, prevedendo inoltre l’integrazione di sensori per il rilevamento degli incendi.
È stato poi annunciato un investimento da 1 miliardo di dollari tra Emirati Arabi Uniti e Francia, guidato da Marlan Space e Loft Orbital, destinato alla realizzazione di una costellazione di satelliti dotati di intelligenza artificiale e operanti in orbita. Infine, Italia e Francia hanno siglato una serie di accordi industriali nei settori delle operazioni satellitari basate sull’intelligenza artificiale e delle comunicazioni ottiche.
Il direttore generale dell’ESA Josef Aschbacher ha detto ai ministri che la scelta è tra il rimanere un semplice cliente o diventare un “system architect”, cioè un soggetto capace di progettare e integrare autonomamente i sistemi spaziali. Ha sostenuto la necessità di circa 1 miliardo di euro aggiuntivo all’anno per il prossimo decennio per colmare le lacune nelle capacità europee. A margine dell’evento sono inoltre proseguiti i colloqui con l’agenzia spaziale indiana ISRO sulle missioni con equipaggio e sulle missioni verso la Luna e Venere.
Cosa cambia realmente con il vertice
L’incontro di Parigi non ha prodotto trattati vincolanti. Ha però prodotto una notevole concentrazione di impegni industriali europei in un momento in cui la frequenza dei lanci, le costellazioni satellitari e le regole sul traffico orbitale stanno diventando strumenti del potere nazionale.
Il fatto che Vortex voli secondo i tempi previsti, che IRIS2 si concretizzi come un autentico concorrente di Starlink e che i contratti annunciati sopravvivano ai cicli politici determinerà se il vertice del Grand Palais sarà ricordato come un punto di svolta o come un’opportunità fotografica ben orchestrata.
I lavori del secondo giorno, il 10 settembre, comprendono un intervento politico della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e ulteriori sessioni dedicate all’esplorazione. Nel fine settimana seguiranno eventi aperti al pubblico presso la Cité des Sciences.
Il messaggio diplomatico proveniente da Parigi è già chiaro: l’Europa intende scrivere in misura sempre maggiore il proprio futuro nello spazio, anche se alcuni dei principali attori commerciali hanno scelto di non assistere allo spettacolo.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo pubblicato su EUAlive disponibile qui.

